Laocoonte

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Artista francese di inizio XIX secolo
Fonditore E. DE LABROUE
Laocoonte
Bronzo cm. 32 x 16 x 38
Base in marmo nero del Belgio, cm. 46, 7 x 23,5 x 7

Il nostro bronzo si ispira a una celeberrima scultura in marmo, rinvenuta sul colle Oppio nel 1506, raffigurante una scena dell’Eneide, ovvero la morte di Laocoonte assieme ai due figli, uccisi da un serpente marino inviato da Poseidone stesso. Oltre all’originale, attribuibile agli scultori di Rodi Atenodoro, Agesandro e Polidoro, vi è agli Uffizi la prima copia dal naturale realizzata da Baccio Bandinelli, che altrettanto riscosse un grandissimo successo.

Questo interessante gruppo statuario trae ispirazione da entrambe le versioni marmoree del Laocoonte, come si può notare nel braccio del figlio di sinistra, che è leggermente flesso indietro come nella resa cinquecentesca, mentre il braccio di Laocoonte stesso si rifà alle integrazioni del Montorsoli, il quale aveva optato per una posizione distesa verso l’alto, molto più carica di pathos. Questo adattamento, nonostante non fosse rispettoso della posa antica che doveva presentare il braccio piegato, ottenne una fama maggiore al punto che lo stesso Winckelmann lo prediligeva, proprio per questa sua enfatizzazione della carica sentimentale.

Sullo scalino si nota un’iscrizione che riporta “E. de Labroue fct”, il cui nome risale a un fonditore molto attivo nella prima metà del XIX secolo, che ha operato con importanti artisti francesi quali Jean-Jacques Feuchère (1807 – 1852) e Paul Gayrard (1807-1855). L’opera rientra quindi nella cultura tardo neoclassica francese e può essere ascritta alla cerchia degli artisti che si sono avvalsi dell’ausilio di de Labroue.

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