Natura morta con armatura

GEORGE LANCE

GEORGE LANCE
(Little Easton 1802 – New Brighton 1864)

Natura morta con armatura
1820-1830 circa
Oil su tela, 51 x 61 cm
Con cornice guilloché, 79,5 x 90,5 cm
Firmato sulla sinistra G. Lance

Una tovaglia liscia e sgualcita illude l’occhio dell’osservatore con una certa essenzialità che è solo apparenza: essa, infatti, copre un tavolo che-in pendant con la sedia in legno scuro riccamente intagliata a racemi e conchiglie-disadorno non è. Il suo candore insieme al drappo carminio increspato crea un interessante gioco delle parti il cui medesimo dualismo cromatico si ritrova anche nei ribes: rosso è il sangue, la passione, il fuoco in contrapposizione al bianco, colore freddo per eccellenza, simbolo di purezza. Le due stoffe messe insieme allestiscono il perfetto sipario teatrale alla serie di disparati oggetti ivi poggiati, disposti secondo un disordine ordinato permeato da un alone di calma dovuto alla mancanza dell’uomo; sensazione illusoria in quanto, sebbene assente in carne ed ossa, tutto ci racconta di lui. E quindi troviamo frutta, dadi, un fiasco di vino accompagnato da due eleganti flûte, pezzi di armatura, libri e documenti. Il dipinto risulta non una semplice natura morta quanto, piuttosto, una vanitas e la riflessione dell’artista, quindi, si rivolge alla caducità della vita, fragile come il vetro e delicata come la frutta, spesso spesa dietro piaceri effimeri e rovinosi, quali il vino e la guerra. La stessa presenza dei dadi, rimando al rischio e all’ineluttabilità del destino arbitrario, sembra un eco di questa filosofia. La composizione è pervasa da una forte morale cattolica, religione dell’artista, richiamata con evidenza sia nei colori (il rosso e il bianco simboleggiano, inoltre, l’acqua e il sangue di Cristo, quindi la sua passione e il suo sacrificio) che negli oggetti (l’uva e il vino, di sovente usati nelle raffigurazioni dell’Ultima Cena, ricordano anch’essi il sangue di Gesù e la sua morte. Mentre le ciliegie sono insidiose nella loro ambivalenza: simbolo di voluttà e piaceri carnali da un lato, dall’altro emblema dell’anima umana in quanto frutto del paradiso).

Estratto dalla scheda della dott.ssa Chiara Fiorini.

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