Pietro Ricchi

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Pietro Ricchi detto Il Lucchese
(Lucca, 1606 – Udine, 1675)
Flora
Olio su tela, cm. 70 x 53,4
Con cornice intagliata e dorata, cm. 115 x 100

Da uno sfondo scuro emerge la protagonista del dipinto, che ha i capelli annodati sulla nuca con una pettinatura adornata da fili di perle, immortalata nell’atto di sorreggere un vassoio pieno di fiori (tra cui rose, tulipani, papaveri, garofani e narcisi). Lei è la personificazione di Flora, divinità primaverile, alla quale erano dedicate le feste romane chiamate “Floralie”. Lei era la versione italica della divinità greca Clori, sposa di Zefiro, ed è è una riferimento alla fertilità e alla rinascita della Terra.

Durante il periodo barocco era piuttosto di moda, fra le fanciulle in età da marito, farsi ritrarre nelle vesti di Flora come un auspicio per la fecondità. Considerando la fisionomia non idealizzata della modella e la presenza di perle (ritenute simbolo di purezza e verginità) è plausibile supporre che anche questo dipinto possa rientrare in tale tipologia di ritratti..

L’opera può essere aggiunta al corpus di Pietro Ricchi, famoso pittore toscano del XVII secolo. Nato a Lucca nel 1606, iniziò i suoi studi giovanissimo sotto DomenicO Cresti detto il Passignano, prima di spostarsi a Bologna per seguire le lezioni di Guido Reni. Nonostante fosse particolarmente interessato ad uno stile eccentrico e sognante come quello del Mastelletta, a causa di un animo irrequieto e bisognoso di nuovi stimoli, andò a Roma e in Francia in cerca di nuove ispirazioni. Dopo aver lasciato Parigi per una lite, nel 1635 tornò a in Italia (in Lombardia) dove entrò in contatto con l’arte di Procaccini, Morazzone, Cerano e Cairo. Dal 1650 passò gli ultimi anni della sua vita nel Nord Italia, dove ricevette numerose commissioni sia pubbliche che private, finché non morì a Udine nel 1675.

Il nostro dipinto può essere datato fra il 1640 e il 1660 data la ricchezza e l’eleganza dello stile che mostra già delle influenze lombarde insieme a quelle toscane. I dolci e vellutati effetti di luce sulle pelle trovano confronti in altri dipinti della metà del XVII secolo quali la “Vergine con Bambino e fiori”, dove Maria ha oltretutto la stessa inclinazione a te quarti della testa. Altre somiglianze possono essere ritrovate con “La regina Tomiris con la testa di Ciro” da una collezione privata di Washington e “Allegoria dell’Amore”, ubicazione sconosciuta.

 

Expertise del prof. Sandro Bellesi

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